Uno studio in rossoProbabilmente fatto apposta, forse no… In contemporanea con l’uscita nelle sale del secondo episodio di Sherlock Holmes, BD edizioni ha editato due volumi, tratti dai romanzi di Conan Doyle, dedicati al grande investigatore: Uno studio in rosso e Il segno dei quattro.

Ecco qua la recensione di Uno studio in rosso.

Nella matassa incolore della vita corre il filo rosso del delitto e il nostro compito consiste nel dipanarlo, nell’isolarlo, nell’esporne ogni pollice“.

Da questa frase è tratto il titolo stesso dell’opera, nella quale troviamo la nascita dell’amicizia tra Sherlock Holmes e il Dott. Watson, scopriamo l’origine della loro collaborazione professionale e veniamo coinvolti nella prima indagine di una delle migliori coppie di investigatori nella storia della letteratura (non dimentichiamoci di Poirot e del suo fidato amico Capitano Hastings).
Premetto sin da subito che questo Sherlock è assolutamente diverso dalla versione cinematografica, ovvero è fedelissimo, così come la storia, al personaggio originale di Arthur Conan Doyle..

Chi ama e conosce l’investigatore troverà in questa edizione un piacevole riavvicinamento al personaggio e alle sue avventure.
Chi invece non ha mai avuto voglia di addentrarsi nella lettura dei romanzi, troverà qui un’ottima rivisitazione della versione originale, più immediata grazie all’uso dei disegni, ma pur sempre esatta.
Dal punto di vista narrativo infatti bisogna notare che la segnalazione di Conan Doyle tra gli autori del fumetto è sicuramente necessaria, data la forte presenza di didascalie riprese dal romanzo e la trasposizione puntuale degli stessi dialoghi. Dal punto di vista grafico lo stile richiama immediatamente il tratto francese, in particolare quello di Jacques Tardi. Nota particolare va alla voluta mancanza, suppongo, di movimento. Molte scene, anche quelle di maggiore azione, sono come fotogrammi scattati per riprendere un unico particolare movimento… sembra quasi che i personaggi siano in posa.
A questo punto, ovviamente, la piacevolezza o meno di questa tecnica è puramente soggettiva. A me piace.

L’Annina

p.s. Lo stesso vale per la seconda graphic novel, Il segno dei quattro, raccomandato anch’esso.

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